Basta messaggi istantanei e vocali: le telefonate sono meglio di WhatsApp.

Basta messaggi istantanei e vocali: le telefonate sono meglio di WhatsApp.

Sicuramente siamo arrivati ad un punto di non ritorno: chiunque usa WhatsApp.

Ma sì, perché alla fine è comodo, utile e poco expensive.

Scrivere è più pratico, più sicuro e più facile.
Alla lunga però i messaggini istantaei, nonostante l’ausilio di faccine, GIF, foto e emoji, condizionano il nostro modo di relazionarci e soprattutto la qualità delle nostre conversazioni.

Parlare, o meglio, scriversi su WhatsApp rende i dialoghi più ambigui e troppo lunghi. Cioè, si arriva poco al punto. Insomma, le telefonate sono meglio di WhatsApp!

Cos’è successo?

C’erano un volta i gettoni e le cabine telefoniche, sostituite poi dal telefono fisso, rimpiazzato poi dallo smartphone. E non sia mai di uscire senza!

Lo smartphone è lo strumento nato per rendere più dinamiche le conversazioni, ma che di fatto ha finito per distruggerle. WhatsApp è il fulcro del problema. La messaggistica gratuita è ormai dipendenza allo stato puro. Facebook Messenger, Instagram e altri social network hanno cambiato il nostro modo di comunicare.
La gente preferisce scrivere, o inviare messaggi vocali, anziché chiamarsi. Un fenomeno comune che non è detto che sia un bene, come scrive in un articolo il The Atlantic.

 

le telefonate sono meglio di WhatsApp

 

I pro dei messaggi!

Sicuramente sono più pratici e adatti ai ritmi frenetici contemporanei. Inoltre si leggono quando si vuole, si scrivono quando si vuole e lasciano il giusto tempo per ponderare minuziosamente cosa rispondere, senza incappare in freddure impulsive.

L’autrice dell’articolo spiega però che non è un male l’impulsività delle telefonate. Una sana reazione senza filtri. Prima di tutto, chiamarsi permette di chiudere subito questioni organizzative: quando i tempi sono stretti sentirsi è molto meglio che scriversi.

E poi, in termini di economia del tempo, parlarsi al telefono permette di ottenere molto di più in molto meno tempo. “Le persone si fanno domande e s’interrogano a vicenda, analizzano gli argomenti in tempo reale.” Tutte cose che con i messaggi vocali sono possibili, ma di lunghissima durata e in maniera frammentata, mentre con le chiamate tutto è più sbrigativo e più reale.

La vivacità delle chiamate è ineguagliabile: per questo le telefonate sono meglio di WhatsApp!

La spontaneità, la risata a una battuta, sentire delle sfumature che solo con il parlarsi live è possibile, è stato declassato.

Le telefonate sono diventate goffe e richiedono troppa attenzione, di fatto impediscono di controllare la conversazione da una posizione di sicurezza?

Ma perché ne abbiamo così bisogno? Perché vogliamo sentirci al sicuro?

Dovremmo interrogarci di più e cercare di capire come mai abbiamo bisogno di allontanarci dalla spontaneità. I messaggi sono come un filtro di Instagram, nascondono i difetti della verità, le sbavature dell’impulsività.

Stiamo diventando ossessionati dalla perfezione?

Siamo alla ricerca di una conversazione sotto controllo, senza strani scherzi?

Eppure con le chiamate sono la migliore forma di comunicazione senza dubbio perché evitano qualsiasi tipo di ambiguità. Le mail, i messaggi e WhatsApp sono invece meno diretti, per questo spesso non riusciamo a capire nemmeno se il messaggio sia stato recapitato al destinatario.

Parlare al telefono è sentire un po’ di più l’organicità di una conversazione, che velocemente stiamo scegliendo di non fare più.

Insomma, non credi anche tu che le telefonate sono meglio di WhatsApp? 

 

le telefonate sono meglio di whatsapp

 

Si è arrivati a un punto di non ritorno?

Siamo di fronte a un grosso cambiamento sociale, questo è chiaro, ma giornalista del The Atlantic Amanda Mull, si è accorta di una cosa.
Ha avanzato un’ipotesi che può sembrare paradossale: queste incertezze sul tipo di mezzo di comunicazione da usare, e questa timidezza rispetto alle conversazioni a voce, potrebbe riguardare i Millennial (quelli nati tra gli Ottanta e la metà degli anni Novanta) ma non la Generazione Z (quelli nati tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila)

I primi infatti hanno vissuto a cavallo tra un mondo e l’altro, quello prima delle chat istantanee e quello successivo, e questo ha reso difficile una vera padronanza dello strumento.

I Ventenni e gli adolescenti di oggi, al contrario, potrebbero avere più facilità a districarsi: e lo dimostrerebbe la popolarità in questa fascia generazionale dei contenuti video, da Youtube a TikTok, che possono essere interpretati come una forma di rigetto verso l’ubiquità delle conversazioni scritte tipiche del mondo online conosciuto da chi appartiene alla generazione precedente.

 

Vanessa Villa