PRIMAVERA TRA I BORGHI

PRIMAVERA TRA I BORGHI

Primavera, tempo di passeggiate, scoperte, immersioni nel verde e nel fascino della storia.

Tutto questo è possibile (e vivibile!) percorrendo un itinerario speciale, caratterizzato da località immerse nella avvolgente natura delle colline romagnole e nella suggestione dell’affascinante passato, che si respira attraverso le vie dei borghi.

Prepara carta e penna e prendi appunti: lasciati accompagnare in un percorso capace di rendere speciale il tuo fine settimana, scopri la “Primavera tra i borghi”.

 

Gradara, il ‘Borgo dei Borghi’ ove “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”.

 

L’iter che ti suggeriamo parte al mattino, da un luogo magico, ricco di fascino e suggestioni.

Teatro della tragica e romantica storia d’amore di Paolo e Francesca, resa immortale dalla Divina Commedia dantesca, Gradara, piccolo comune della provincia di Pesaro-Urbino, è un suggestivo borgo arroccato su una altura, dalla quale si gode di una splendida vista che abbraccia un panorama punteggiato di paesi, colline, giù fino all’azzurro del mare.

Nominato ‘Borgo dei Borghi’ 2018 durante la trasmissione “Kilimangiaro” in onda su RaiTre, il paese domina la valle sottostante e ha alle spalle una storia caratterizzata dall’alternarsi di diverse dominazioni e signorie: le famiglie Malatesta, Sforza, Della Rovere e Mosca infatti ne hanno sempre conteso la posizione strategica, che ne ha determinato la natura di crocevia per i traffici commerciali.

Sono diverse le attrazioni storico-artistiche che offre Gradara, perfetto per incominciare la tua “Primavera tra i borghi”, ma certamente il ruolo di protagonista è quello che detiene il suo castello, il più importante monumento del borgo medievale, edificio caratterizzato da una struttura difensiva perfettamente conservata e da grande imponenza architettonica.

La fortificazione difensiva abbraccia l’intero paese, con una cinta muraria di oltre 800 metri, percorribili per circa la metà godendo di una splendida vista sul borgo e sul territorio circostante, e duplicate da una seconda cinta muraria interna che conduce alla rocca.

Il castello è una delle fortificazioni meglio conservate d’Italia, e risale al 1182, quando l’insediamento è sotto l’egemonia dei Malatesta, signoria che poi cede il controllo agli Sforza, che governano Gradara tra il 1445 e il 1512.

Nel 1641 Gradara inizia un lento declino sotto lo Stato Pontificio, discesa interrotta solo nel 1920, quando la famiglia Zanvettori diviene proprietaria della rocca e della cinta muraria, riportandoli all’antico splendore.

Osservando il castello gradarino, si rimane immediatamente stupiti dal ponte levatoio che permette l’accesso all’ampio cortile e quindi all’affascinante struttura medievale, caratterizzata da ambienti che (benché ricostruiti negli anni ’20) permettono di respirare perfettamente l’atmosfera che li caratterizzava in origine.

Sala della tortura, della Passione quella del Mastio, il Camerino di Lucrezia Borgia, la Cappella, la Camera di Francesca (che secondo la leggenda fu teatro della tragica storia d’amore tra Paolo e Francesca) sono solo alcuni degli spazi che offrono al visitatore la possibilità di ripercorrere un viaggio attraverso un millennio di storia.

Il borgo regala poi anche altre attrazioni che ne fanno un unicum, come ad esempio le grotte che caratterizzano il sottosuolo del borgo, vero e proprio labirinto di cunicoli dalla misteriosa origine. Infatti, sono state scoperte ben sedici grotte, probabilmente usate come luoghi di culto bizantino, ma solo una è attualmente visitabile ed ospita il Museo Storico delle Grotte di Gradara.

Merita una visita poi il Teatrino Comunale, piccolo gioiello della tradizione gradarina, che con i suoi 70 posti risulta uno dei più piccoli palcoscenici italiani: inserito all’interno di Palazzo Rubini Vesin, il teatro risale al 1800 ed è caratterizzato dalla presenza di un solo soppalco con proscenio, poltroncine e atrio d’ingresso, davvero un ambiente unico e ricco del profumo della storia.

Da segnalare infine la piccola Chiesa di Giovanni Battista, nota per la presenza del Crocifisso scolpito nel 1936 da Frate Innocenzo, opera che offre al visitatore una particolarità degna di essere ammirata: la statua mostra infatti tre volti differenti (silenzio, sofferenza e sollievo) a seconda del punto di vista da cui viene osservato. Una creazione davvero originale!

Il nostro consiglio è quello di dedicare la tua mattinata al borgo di Gradara, visitarne la rocca e le altre località degne di interesse storico-artistico, per poi concederti un gustoso aperitivo tra le vie ricche di botteghe artigianali e balconi curatissimi.

Ecco quasi giunta l’ora di pranzo, momento ideale per raggiungere un altro borgo immerso nella natura e nella storia, seconda tappa della tua “Primavera tra i borghi”.

 

Montegridolfo, perla di fascino…e sapore.

Situato a pochi km dal mare, il borgo medievale di Montegridolfo regala un’esperienza capace di coniugare il fascino della storia, l’amore per il suggestivo entroterra e un viaggio enogastronomico attraverso i sapori della migliore cucina romagnola.

Posto al confine tra Romagna e Marche, il colle di Montegridolfo si sviluppa sui dolci pendii delle colline della Valconca, e fin dai suoi primi insediamenti vive una storia fatta di lotte e alternarsi di dominazioni, interessate a controllare un luogo posto in una posizione altamente strategica.

L’antico Castrum Montisgredulphi, arroccato lungo la linea che separava il territorio malatestiano dai possedimenti dei Montefeltro di Urbino, era una fortezza difensiva attorno cui solo successivamente si è sviluppato il borgo, e fu a lungo perno perfettamente inserito nel contesto storico e sociale di una terra da sempre ricca di passione, fermento e ingegno.

Progettato e costruito come “cassero”, cioè un borgo con pianta rettangolare dotato di una torre posta a rinforzo del complesso murario, Montegridolfo conserva una etimologia ancora in parte misteriosa: è probabile che la zona in cui sorge il colle fosse anticamente chiamata Monte Lauro, nome che indicava la presenza degli allori che ricoprivano il colle. Da questo termine derivò in seguito la parola di origine germanica “Hrodulfus” (o “Ridulfus”) che avrebbe alterato la parola latina “Reduvius”, cioè “sterposo”, aggettivo utilizzato in epoca alto-medievale per indicare la toponomastica.

Il borgo ha una origine che risale probabilmente all’anno 1000 ed è ormai assodato che intorno al 1200 passò sotto il dominio malatestiano, che lo legò a sé in opposizione al Ducato di Urbino.

Lo scontro tra le due signorie caratterizzò la storia del borgo, che già nel 1338 appariva con la struttura che lo caratterizza tuttora, con alte mura ed efficientemente fortificato per volere di Galeotto Malatesta che aggiunse i torrioni laterali.

Il castello ospita tuttora Palazzo Viviani, che ha una struttura derivante da trasformazioni e integrazioni ad opera dei proprietari che si sono alternati lungo il corso dei secoli, come ad esempio Vincenzo Dionigi, notaio a Montegridolfo, al quale nel 1664 si deve la decisione di ristrutturare l’edificio, trasformandolo in residenza circondata da ampi e lussureggianti giardini.

Nel corso del 1700 la proprietà passò alla famiglia dei Filippini, finché nel 1801 venne acquisita dal nobile urbinate Filippo Viviani, Cavaliere della Corona di ferro, il cui nome è passato poi a indicare la residenza stessa per come la conosciamo oggi: un palazzo suggestivo, caratterizzato da ambienti ricchi di storia, mobili d’epoca e tessuti pregiati, frutto del restauro effettuato negli anni ’90 del secolo scorso.

Palazzo Viviani accoglie attualmente un romantico relais, location romantica che comprende 8 suites (più altre 7 camere in una struttura esterna, la Casa del Pittore, mentre 8 appartamenti e il lussuoso Suite-Apartment sono collocati nelle vie del borgo) e aree ristorative, Il Ristoro e l’Osteria dell’Accademia.

Dopo la visita del borgo, ricco di vie suggestive e perfetta integrazione dell’architettura medievale con il paesaggio circostante, il nostro consiglio è quello di visitare gli altri luoghi di interesse: la chiesa di San Rocco, ex lazzaretto, che ospita tre suggestivi dipinti della Madonna con Bambino risalenti ad epoche differenti ( la prima metà del Quattrocento, il 1520, ed il 1623) ma accomunati dalla grande resa pittorica, ed il Museo della Linea dei Goti, ricco di materiale (armi, cimeli, stampati di propaganda) a testimonianza del passaggio del fronte nel 1944.

Ed arrivata l’ora di pranzo?

Nessun problema, potrai decidere di continuare la tua “Primavera tra i borghi” e pranzare in uno dei due ristoranti che animano le vie di Montegridolfo e ne fanno il luogo perfetto per scoprire il gusto della cucina emiliano-romagnola, l’amore per la territorialità e la passione per la tradizione.

Il Ristoro, situato nelle ex cantine di Palazzo Viviani, perfetto per una pausa romantica, raccolta ed esclusiva, piccolo gioiello della ristorazione: solo 30 posti, ambiente raffinato e discreto, cucina tipica ma sapientemente rivisitata, Il Ristoro offre la possibilità di un momento davvero speciale, capace di allietare corpo e spirito, palato e animo.

Oppure l’Osteria dell’Accademia, ristorante caratteristico e dotato di una magnifica terrazza panoramica che domina la vallata sottostante, in grado di rendere unica la tua pausa di convivialità. Attenzione alle materie prime provenienti da fornitori locali, proposte che reinterpretano con grande consapevolezza la miglior tradizione mediterranea e profondo senso di familiarità sono gli ingredienti che caratterizzano questa location, perfetta per trascorrere momenti di relax, convivialità e piacere.

E dopo aver assaporato una pausa ricca dei profumi, del gusto, e di tutte l’emozioni della miglior cucina del territorio, ti aspetta un’altra tappa in grado di trasportarti nel fascino della storia…

 

 

Mondaino e Saludecio, gioielli preziosi alla scoperta del fascino del passato.

 

Dopo pranzo, il tuo percorso alla scoperta della “Primavera tra i borghi” può proseguire alla volta di una località considerata un vero tesoro: Mondaino, roccaforte malatestiana in cui permane inalterato il ricordo suggestivo di un passato fatto di scontri, tenzoni e arte, visibile nei diversi luoghi di interesse che lo caratterizzano.

Il nome del borgo rimanda alle origini della sua nascita, quando qui un tempio romano dedicato a Diana (dea della caccia e delle selve) fu centro particolarmente importante e da proprio dall’antico insediamento chiamato “Vicus Dianensis” derivò la località attuale, il cui nomen risale proprio al daino, “animale simbolo” ancora ben presente nel territorio circostante.

Da vedere la rocca malatestiana, tassello fondamentale della linea difensiva della Signoria dei Malatesta in antitesi ai Montefeltro di Urbino, e luogo strategico per mantenere costante il controllo sui castelli posti nelle vicinanze. La struttura esterna della rocca è ancora perfettamente evidente, posta su un imponente muro “a scarpa” ed impreziosita da una elegante merlatura ghibellina, con un apparato difensivo che Sigismondo decise di potenziare durante il suo dominio, arrivando a dotare la cinta muraria di 13 torrioni difensivi.

La rocca offre, grazie alla terrazza posta in cima, una vista suggestiva su Romagna e Montefeltro, e regala anche l’emozione di immergersi nelle sue segrete, grazie ai tanti passaggi (visibili solo in parte) che ne caratterizzano i sotterranei.

Mondaino offre poi altre location che ne attestano il profondo legame con la storia del territorio, come la Chiesa di San Michele Arcangelo, luogo di culto settecentesco che in origine ospitava un antico tempio dedicato a Diana e che conserva pregevoli opere del XV e XVI secolo.

Da segnalare poi Piazza Maggiore, spazio tondeggiante che risale al 1800 ad opera dell’architetto Francesco Cosci che la impreziosì con un porticato neoclassico: vero cuore del borgo, chiamata scherzosamente dai residenti “Piazza padella”, questa area ospita le tenzoni delle varie contrade che danno vita al “Palio del Daino”, manifestazione ormai conosciuta in tutta Italia, memoria di un passato storico affascinante e ricco di emozioni, che ogni agosto affascina i tanti visitatori che questa celebre rievocazione in costume attrae.

Infine, impossibile non citare il Museo Paleontologico, ospitato nelle sale all’interno della rocca, custode dei fossili provenienti dal borgo e dai territori circostanti, e l’esposizione permanente delle Maioliche rinascimentali di Mondaino, che per secoli fu importante centro di produzione legato a questo tipo di espressione artistica.

 

Dopo aver visitato questo ridente borgo, potrai raggiungere facilmente un altro luogo assai rappresentativo del fascino di questo territorio, importante e ultima tappa della tua giornata alla scoperta della “Primavera tra i borghi”: Saludecio.

Incantevole località che domina le alture ai margini della valle del fiume Conca, Saludecio nasce come insediamento romano e conosce nei secoli una storia fatta di scontri tra i suoi signori, i Malatesta, e le altre signorie interessate ad impadronirsi di un punto così strategico. Il borgo nel XVI sec. Passa infatti prima nelle mani dei Veneziani e poi sotto il controllo della famiglia Della Rovere.

Nel corso dell’Ottocento Saludecio, divenuto capoluogo di mandamento della valle, conosce una notevole crescita, attraverso l’incremento dei suoi servizi e la realizzazione di nuovi edifici, che ne aumentano prestigio e importanza nell’ambito della Valconca.

Il borgo, luogo di nascita, verso la fine del XIII secolo, del beato Amato Ronconi, terziario francescano e artefice di diversi miracoli, risulta caratterizzato da diverse location interessanti sotto il profilo storico artistico: la quattrocentesca Porta Marina, piazza Beato Amato Ronconi, la Chiesa parrocchiale di S. Biagio, il Museo di Saludecio e del Beato Amato che ospita le spoglie del beato saludeciese e numerose pregevoli opere d’arte, Palazzo (appartenuto alla casata dei Della Rovere ed impreziosito da uno splendido cortile rinascimentale con pozzo), la Torre Civica di origine medievale, e la Chiesa dei Gerolamini con al suo interno interessanti opere settecentesche.

Saludecio conserva anche una interessante caratteristica, che ne fanno un unicum: numerose abitazioni del borgo presentano infatti muri e facciate magistralmente decorate da murales raffiguranti le invenzioni dell’Ottocento, opere originali collegate alla tradizionale manifestazione saludeciese “Ottocento Festival” che ogni anno si svolge nella prima decade di agosto e che riporta l’antico borgo alle atmosfere del XIX secolo, con
musica, balli, teatro, spettacoli, e mercatini a tema ottocentesco.

 

E con la visita alle bellezze saludeciesi, si è ormai conclusa la tua giornata all’insegna della “Primavera tra i borghi”: il sole inizia a tramontare, il tuo animo si è arricchito del fascino storico-artistico che hai potuto vivere attraverso la scoperta di questi luoghi suggestivi, il tuo palato è rallegrato grazie alle delizie che Il Ristoro e l’Osteria dell’Accademia hanno saputo offrirti per trasportarti in un universo fatto da tradizione, sapore ed emozione.

Perché una buona esperienza è fatta di emozioni, suggestioni, luoghi che sanno arricchire la mente e addolcire il cuore: magici come le tante bellezze che rendono il nostro territorio, quello della Valconca, una vera perla nel panorama storico-artistico ed enogastronomico del nostro Paese.

 

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